Così... pour parler

… LIBERTA’…

Cosa è la libertà per voi, che per caso, navigando in internet, avete digitato l'espressione " Così ... pour parler" su un qualsiasi motore di ricerca?

Questo non vuole essere un blog su una determinata tematica o un argomento specifico, ma solo uno spazio aperto alle parole e alle idee di tutti. Così, da un pensiero o un’idea balenata alla mente si inizia a scrivere di diversi argomenti in piena libertà…

perche´ la liberta´, se data, si trova in ogni cosa... e ci permette di essere noi stessi.


Non sono solo ira e dolore…

forza io sono di pietra pensosa, allegria di mani insieme allacciate. Infine, sono libero entro gli esseri.

E tra gli esseri, come l’aria vivo, e dalla solitudine assediata esco verso il folto delle battaglie a conquistare gioie indomabili.

Pablo Neruda


domenica 5 febbraio 2012

DIARIO DE VIAJE PARTE TRES - NICARAGUA

Mi addormento con la pioggia e mi risveglio con la pioggia… fa più freddo, l’umidità è di nuovo forte.

Mi addormento con un forte mal di testa e per fortuna mi risveglio senza . Sono quasi le sei.

Ieri però il sole mi ha fatto compagnia per quasi tutta la giornata anche se sono stata tutto il tempo in una stanza oscura  e dei raggi del sole ho visto poco o niente. Che ci facevo lì?? L’ong di Jaen formata dall’équipe medica spagnola  è arrivata finalmente. Quindici persone tra dottori ed infermieri.  Tutti molto simpatici e disponibili. Sicuramente per quindici giorni nel villaggio ci sarà più vita non solo per il loro arrivo, ma anche per tutta la gente che ogni giorno arriva in clinica per operarsi, fare analisi, ecografie e tante altre cose.

Ieri sveglia presto. Alle 8 ero già in clinica e la gente era già lì aspettando da tempo. Qui molte persone vivono in “comunidad” , cioè in piccoli villaggi sparsi nella campagna più profonda dove quando piove è solo una grande melma di fango. Prendono l’autobus anche alle tre – quattro di mattina per arrivare nel primo “pueblo” – paesino più grande.  Ieri davanti alla clinica c’era persino una venditrice ambulante di caffè, biscotti e cibo tipico che in poche ore già aveva finito tutto quello che si era portata dietro con il suo carretto. Buon per lei, sicuramente questi giorni saranno molto redditizi!!

Dopo le prime presentazioni io e Carmen abbiamo iniziato a lavorare fino alle otto di sera. Per fortuna qui esiste un’ora di pausa pranzo, mi vien da ridere perché in Ambasciata non avevo neanche quella. Il telefono squilla, le persone vedono che sei una della clinica ed iniziano a farti mille domande. Scusi dove vado per un’ecografia ? e per fare delle analisi?  Posso avere un appuntamento per un “ultrasonido”? Per il progetto di adozione a chi devo chiedere? E dove si trova il bagno? … Aiuto ed io che ne so di tutte queste cose, per fortuna riesco a rispondere a tutti, dopo una settimana già ho capito un po’ come funziona qui dentro e velocemente riesco a rispondere a tutte le domande… sembra un quiz. Per questo devo ringraziare i miei due anni e mezzo in Ambasciata, tutto doveva essere fatto alla velocità della luce, in modo efficiente e senza sbagli altrimenti i rimproveri e le urla del grande capo risuonavano in tutta l’Ambasciata. Scusate queste piccole evasioni, ma è impossibile non fare confronti  e ripensare, anche se mi rendo conto che siano due lavori  completamente differenti immersi in un contesto ancora più diverso. Il ritmo della vita qui non è affatto come quello che si trova in qualsiasi grande città. Siamo noi che venendo qui a lavorare portiamo i nostri ritmi, a volte si va veloci, come in questo caso, dove bisogna curare ed operare più persone possibili in quindici giorni, a volte invece bisogna adattarsi al ritmo lento della loro vita e vi assicuro che anche se all’inizio non è facile allontanarsi dalla vita frenetica – o almeno non lo è stato per me – poi si ritrova l’equilibrio, la calma ed anche il tempo per le proprie cose. Sarebbe stato impossibile a Roma trovare il tempo per scrivere così tanto al computer o leggere al mattino  un libro per un’ora intera!!

Ritornando alla clinica. Per ora sono stata assegnata al reparto ecografie. Aiuto una dottoressa spagnola di Bilbao, molto simpatica. A livello amministrativo scrivo le liste dei pazienti, coordino tutta la gente che si attacca alla porta perché vuole entrare e non vuole aspettare ore ed ore, l’aiuto a leggere i report medici  e con i macchinari per l’ecografia. Ieri abbiamo visitato ventisette pazienti ed ho assistito ad ecografie Addominales, renales, pelvicas, obstetrica y eco doppler. Li scrivo in spagnolo perché sono sicuramente più corretti di come li scriverei in italiano. Altrimenti le mie amiche dottoresse potrebbero correggermi!! J E’ bello vedere un esserino di 10, 20 o 40 settimane che si muove così come il suo cuore che batte. Altrettanto triste è invece vedere tante donne di età media ed avanzata che devono operarsi per ulcere alle gambe. Hanno infezioni profonde che si portano dietro da mesi, solo con una garza protettiva, senza curarle più di tanto. Per fortuna resisto bene alla vista di sangue, infiammazioni  profonde ed altre cose che potrebbero risultare sgradevoli.

In breve, questo il mio lavoro nel primo giorno di équipe medica. Già da stamattina si inizia ad operare, alle sette già tutti a lavoro. Per noi invece si comincia alle otto. Per fortuna perché ieri sera il mio mal di testa non era solo per la stanchezza, ma anche per la  “cerveza “ ed il mojito che continuamente il Dott. Rodolfo mi offriva. In realtà già alle due tutti pranzavano bevendo birra, di un bicchiere d’acqua non se ne vedeva neanche l’ombra. E così anche per la cena ed il dopo cena dove una chiacchiera tira l’altra ed anche una cerveza tira l’altra. Io mi sono fermata al mio mezzo bicchiere di birra ed un terzo di mojito. Non fa per me l’alcool!! Stasera tornerò a cenare e chiacchierare con loro, ma solo acqua per me!!

Comunque è bello immergersi in un ambiente così internazionale, c’è solo da imparare. Poi ho un debole più o meno nascosto per la medicina e per chi si dedica anche ad apportare il suo aiuto con il suo lavoro. Se tornerò di nuovo con la voglia di studiare medicina, questa sarà la volta giusta per mettersi di nuovo sui libri.

Vi lascio perché è ora di andare a vestirsi e mangiare i miei pancakes. Non sapete che tavole di cibo “rico” si vedono questi giorni nella casa de los medicos: riso, gallopinto (riso con fagioli), patate lesse, tajadas de papas (patate fritte), tajadas de platano (banana fritta), carne, pollo, churrasco (salsa di olio d’oliva, aglio e prezzemolo), insalata e frutta esotica di ogni tipo (papaya, ananas, melone e cocomero).

Anche prima si mangiava bene, ma in questi quindici giorni sarà sicuramente ancora meglio.

Ed io come cooperante posso mangiare con loro!! Mmm… che bontà!!

Ma… sbaglio o aspettavate un’ondata di neve a Roma? Vedo dalle foto su facebook e che in molti mi hanno mandato che la neve è scesa giù a grandi fiocchi… qui piove, ma per fortuna stamattina c’è stato un sole di almeno 25 gradi!! J Buon freddo!!


1 commento:

  1. Certo a parte la stanchezza... è proprio quello che volevi. Un'altra parte del sogno che si realizza!
    Mamy

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